Lettera aperta all’amico Umberto Vaggi

primo presidente del coro Scricciolo di Cameri

 

 

 

Caro Umberto,

ci sono tanti modi per presentare un libro e per esprimere il ricordo di una persona che è cara agli affetti di chi le è stato accanto. Noi abbiamo scelto quello che riteniamo più semplice, quello che da sempre usa chi vuole comunicare ciò che prova e che pensiamo sia il più vicino al tuo modo di essere: ti scriviamo.

Sicuramente, con il cappello da alpino in mano, con quello sguardo vivace che traspare da quegli occhi azzurri che spiccano tra i tuoi capelli bianchi, ci stai osservando da lassù, con quell’atteggiamento signorile, attento, colto, fraterno, con quel sorrisino che nasconde fermezza, ironia, curiosità e voglia di partecipare, senza mai prevaricare.

Sai che il tuo ricordo è in tutti noi, ma ci mancano la tua presenza, i tuoi consigli, la tua disponibilità, il tuo modo di essere punto di riferimento. Ci mancano le relazioni che facevi per il coro, ci manca il modo pacato e illuminato con il quale ridavi serenità ai coristi del “tuo” coro Scricciolo, nei momenti di difficoltà che ogni gruppo si trova ad attraversare; ci mancano gli appassionati racconti della tua Ossola. Ci mancano le presentazioni dei canti che, con poche decise pennellate, riuscivi a collocare sia geograficamente sia storicamente, senza annoiare, anzi stimolando l’attenzione del pubblico, con il quale non perdevi occasione per instaurare una sorta di vivace complicità.

Quando il desiderio di averti ancora fra noi si fa sentire maggiormente, troviamo la maniera per scacciare la malinconia e per sentirti vicino: cantiamo.

Come scrive il tuo amico maestro della corale La Grangia, Angelo Agazzani, «Un incontrarsi di cori tesi a giustificare il loro studio, la loro esistenza è il perché della loro proposta al pubblico... Un momento di cultura per tutti».

Un tuo compagno corista, nel confusionario archivio di casa, ha ritrovato un tuo manoscritto, relativo al periodo storico della Repubblica dell’Ossola, che tu gli avevi dato in lettura. Sappiamo che questo manoscritto è un documento personale ma, congiuntamente alla tua Luisa e ai tuoi figli, lo abbiamo ritenuto un’importante testimonianza storica, ricca di passione, affetti, gioie e dolori. Una “coralità” di sentimenti che riassumono la tua personalità e tutto ciò che di buono auspichi per il futuro di tutti noi.

Ringraziandoti per questo dono che ci hai voluto indirettamente fare desideriamo salutarti con una frase di Shakespeare che usavi nelle tue presentazioni: «Quando senti cantare, fermati subito. Gli uomini malvagi non hanno canzoni».

 

Con affetto

 

gli amici del coro Scricciolo